Nazionale

Esiste un modello sportivo europeo? Se ne parla a Bologna

Fino a venerdì 17 aprile i partner del progetto Real european sport model si confrontano su strategie e advocacy. Parla V. Manco

 

Perché un numero crescente di europei è più interessato a guardare lo sport che a praticarlo? E cosa si può fare per invertire questa tendenza? Un nuovo rapporto completo sfata alcune delle ipotesi di lunga data sul modello sportivo europeo (ESM) e propone un ripensamento radicale della struttura attuale. 

Se ne sta parlando a Bologna dove, fino al 17 aprile, sono riuniti i partner del progetto Real European Sport Model, di cui Uisp è partner: i lavori si svolgono presso la sede di Uisp Emilia Romagna, in Via Riva Reno, 75/3. Nella mattinata di giovedì 16 aprile sono in programma laboratori di formazione in materia di advocacy per i partner del progetto, alle 12 interverrà Mogens Kirkeby, presidente Isca, per una breve introduzione alla discussione sul modello sportivo europeo e sul progetto Real european sport model. In seguito, è previsto un focus sul modello sportivo nel contesto italiano. Sono in programma, inoltre, laboratori e approfondimenti su advocacy e politiche europee sullo sport.

"Il progetto Resm lavora per individuare, promuovere e soprattutto proporre alla Commissione Europea un nuovo modello di sport che includa nel riconoscimento della pratica sportiva la più ampia popolazione possibile - spiega Vincenzo Manco, coordinatore del Comitato scientifico del progetto e responsabile Centro studi e ricerca Uisp - non soltanto quindi il vertice dei praticanti, come rappresentato nell'attuale modello europeo piramidale, ma anche la base dei praticanti. Soprattutto, vogliamo proporre un modello europeo che riconosca i livelli e le fonti di finanziamento di tutte le espressioni dell'attività sportiva che oggi, invece, tarda sostanzialmente ad essere riconosciuto. Ancora oggi, infatti il rapporto, e quindi il modello conseguente del sistema sportivo europeo, nell'immaginario collettivo è prettamente piramidale, con il vertice che interviene per finanziare e sostenere lo sport di base, mentre non è questo che accade nella realtà" .

In questi tre giorni si lavorerà in particolare sulle azioni di advocacy che si possono mettere in campo nel rapporto tra le organizzazioni, la società civile e i livelli pubblici locali, riflettendo anche sui livelli regionali e nazionali fino alla dimensione europea. Questo, in particolare, è l'ambito di lavoro assegnato alla Uisp nel progetto. 

"La giornata di giovedì 16 aprile sarà caratterizzata dalla presenza e dagli interventi di rappresentanti del comune di Bologna, ma anche di altri comuni e di altre province - prosegue Manco - con cui si approfondiranno le strategie più efficaci per modificare lo stereotipo per cui nel sistema sportivo è il vertice che finanzia la piramide, cercando quindi di invertire il senso comune che ancora oggi circola nel dibattito pubblico dello sport a livello europeo. Soprattutto, ci chiederemo come incidere nella costruzione di una cultura sportiva che sia sempre più inclusiva e sempre più considerata come valore sociale, benessere psicofisico e nella sua funzione educativa, come la stessa Costituzione italiana ormai riconosce".

Sono in programma lavori di gruppo interni tra le rappresentanze dei paesi coinvolti nel progetto, tra cui l'Uisp, e confronti con le rappresentanze istituzionali, per studiare le forme più efficaci affinché il nuovo modello di sport europeo che si vuole promuovere attraverso questo progetto possa essere sempre più un modello condiviso. "In particolare, dal punto di vista delle risorse e del riconoscimento delle diverse forme di attività sportiva - conclude Vincenzo Manco - vorremmo arrivare a definire una nuova idea di modello sportivo europeo, che riconosca tutto ciò che l'Uisp da sempre intende nella sua accezione di sport sociale e per tutti: promozione di diritti, di cittadinaza attiva e lotta alle disuguaglianze". 

In questa occasione verrà presentato il rapporto di ricerca realizzato nell'ambito del progetto Real European Sport Model (RESM) che si interroga su quanto il modello sportivo europeo (ESM) rifletta l'attuale organizzazione e partecipazione sportiva europea. Il rapporto analizza come concetti chiave quali solidarietà, valori e autonomia abbiano cambiato significato negli ultimi 50 anni, esamina la realtà dei flussi finanziari tra lo sport di base e quello d'élite e si interroga su quali meccanismi di finanziamento e risorse siano fondamentali per la partecipazione.   

Gli sport d'élite, orientati allo spettacolo, stanno diventando sempre più popolari. Allo stesso tempo, l'Europa sta assistendo a un calo dell'attività fisica a livello di base. Mentre gli sport professionistici d'élite – in particolare il calcio – continuano a generare enormi profitti, i responsabili politici e gli organi di governo continuano a citare l'ESM come loro dottrina guida centrale. 

Il modello esistente presuppone che lo sport sia organizzato secondo una struttura piramidale in cui vengono promossi i valori fondamentali, gli organi di governo supervisionano la gestione di ciascuna disciplina e i proventi dello sport d'élite vengono ridistribuiti alla base. Ma se la partecipazione è in calo, è chiaro che questo modello non funziona come dovrebbe.   

“Il variegato panorama finanziario dei contributi diretti e indiretti alle attività sportive in Europa rimane in gran parte non supportato dalla ridistribuzione finanziaria da parte degli organi di governo dello sport”, si legge nella ricerca. A titolo di esempio, sottolinea che tali pagamenti hanno rappresentato solo lo 0,2% (13,75 milioni di euro) delle entrate annuali della UEFA nella stagione 2023/24.    

Basandosi su una ricerca condotta dal Danish Institute for Sports Studies / Play the Game e dall'Université Côte d'Azur, il rapporto sostiene che la narrativa dominante si concentra troppo sulle competizioni d'élite e non riflette il modo in cui è organizzata la maggior parte degli sport né il modo in cui la maggior parte dei cittadini europei pratica attività fisica. 

Mancanza di meccanismi di attuazione  

Secondo il rapporto, le sei caratteristiche principali dell'ESM sono l'autonomia, la libera concorrenza, la struttura piramidale, la solidarietà, i valori e la promozione del volontariato. Tuttavia, la maggior parte di questi concetti e ideali sono cambiati in modo significativo nel corso del tempo. In particolare, i concetti di autonomia, solidarietà, volontariato e la definizione stessa di sport si sono allontanati dal loro significato originario. Inoltre, la maggior parte dei concetti manca di meccanismi di attuazione e il loro effetto non può essere misurato con precisione.    

Le istituzioni europee discutono di un quadro comune per lo sport dal 1975, sottolinea il rapporto, e oggi i responsabili politici sono pienamente consapevoli che l'ESM non funziona in modo ottimale. Ad esempio, nel suo Libro bianco sullo sport del 2007, la Commissione europea ha riconosciuto che, data la complessità e la diversità delle strutture nazionali, definire un unico modello organizzativo per lo sport in Europa era irrealistico.   

Questo nuovo rapporto mette in discussione alcuni dei miti di lunga data nel settore dello sport”, afferma il presidente dell'ISCA Mogens Kirkeby. “Contribuisce a fornire un quadro più accurato ai decisori politici che vogliono comprendere la partecipazione allo sport in Europa dal punto di vista dei cittadini. A causa del calo della partecipazione allo sport, molti cittadini non beneficiano dei vantaggi sociali, mentali e fisici di uno stile di vita attivo. Questo ci porta a chiederci se il modello sportivo europeo rifletta la realtà o protegga una narrativa ormai superata”.  

Cosa occorre cambiare? Il rapporto propone una nuova versione dell'ESM che si concentra su un denominatore comune: l'attività sportiva. La definizione di tale attività dovrebbe tenere conto delle attività indipendenti che utilizzano solo le risorse e/o gli ambienti dei cittadini, nonché delle risorse pubbliche e private esistenti, come le app per il fitness. 

 

Per leggere la sintesi del rapporto di ricerca in italiano clicca qui

Per altre info e le documentazioni prodotte in lingua originale clicca qui(articolo di Marcus Hoy, ISCA - traduzione di Daniela Conti, Uisp)

 

Progetto finanziato dall'Unione Europea. Le opinioni e i punti di vista espressi sono tuttavia esclusivamente quelli dell'autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell'Unione Europea o dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione e la cultura (EACEA). Né l'Unione Europea né l'EACEA possono essere ritenute responsabili per essi.

UISPRESS

PAGINE UISP

BILANCIO SOCIALE UISP

FOTO

bozza_foto

VIDEO

bozza_ video

Podcast

SELEZIONE STAMPA

BIBLIOTECA UISP